Evento, L’Arena 160 anni, Teatro Ristori
Le celebrazioni dell'anniversario dei 160 anni de L'Arena al Teatro Ristori.
Giornale L'Arena, Camilla Ferro
«In occasione del 160° anniversario de L'Arena, desidero rivolgere un saluto al direttore, all'editore, alla redazione e a tutti coloro che vi lavorano. Dal lontano 12 ottobre 1866 il vostro giornale ha rappresentato un saldo punto di riferimento per Verona e il territorio, raccontandone fedelmente la storia, le vicende, i successi e le difficoltà, e contribuendo a rafforzarne l'immagine di città innovativa e dinamica dal punto di vista civile, produttivo, culturale. Un giornale dalle radici così antiche costituisce un motivo di orgoglio sia per Verona sia per il giornalismo italiano. Il mio augurio è che questo anniversario rafforzi ulteriormente per il futuro l'impegno e la professionalità nel vostro compito fondamentale di informare i lettori, contribuendo alla loro crescita civile e democratica». È l'augurio che il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha fatto arrivare al giornale l'altro ieri, 12 ottobre, a 160 anni esatti dalla pubblicazione del primo numero nel 1866 e che il direttore Massimo Mamoli ha letto nel corso della serata organizzata al Teatro Ristori a chiusura degli eventi organizzati per il prestigioso anniversario. Al galà hanno partecipato vertici e dipendenti del Gruppo Athesis, autorità cittadine, ospiti del mondo imprenditoriale e della politica, a cui si sono aggiunti, attraverso messaggi scritti e video, altri personaggi pubblici, noti al grande pubblico. Il valore del giornalismo oltre ad essere tema caro al presidente della Repubblica («un'informazione libera e indipendente è premessa di democrazia», ripete spesso), è stato al centro del talk tra il direttore Mamoli e tre autorevoli giornalisti a capo di altrettante testate nazionali: Luciano Fontana direttore del Corriere della Sera, Fabio Vitale direttore di Sky Tg24 e Francesco Costa alla guida de Il Post. Mettendo in dialogo tre modi diversi ma complementari di fare informazione - cartacea, televisiva e digitale - s'è discusso dei valori su cui si fonda (da 160 anni per L'Arena, da 150 per il Corriere, da 23 per Sky Tg 24 e da 16anni per il Post) il patto di fiducia con i lettori-spettatori: «Parlare chiaro innanzitutto», li ha riassunti Fontana, «ogni giornalista deve ricordarlo ogni volta che si mette davanti a una macchina da scrivere, a una telecamera, nel confezionare una newsletter, un podcast, un post, in ogni canale attraverso cui si fa informazione oggi. Poi, raccontare fatti oggettivi e verificati. Infine, mai abdicare ad un'informazione indipendente, pluralista, figlia della libertà delle idee che è primo baluardo della democrazia». Alla provocazione di chi dice che i quotidiani siano destinati a morire perché il giornalismo non serve più, Fontana ha ricordato che «è piuttosto vero il contrario: in un mondo in cui l'informazione è così abbondante, quasi stordisce, bisogna cercare di capire ogni giorno con cosa e con chi si ha a che fare e allora, proprio lì, serve quella capacità di verifica che solo giornalisti liberi e rispettosi della verità dei fatti, sanno garantire». Principio sottolineato anche dal direttore de Il Post: «È la fiducia la base del rapporto con i lettori, è il primo ingrediente che ci permette di fare bene il nostro lavoro». E cita l'esempio del Washington Post che nel 2024 in un colpo solo ha perso 200mila abbonati per aver rotto il patto costruito sulla fiducia non avendo scritto, come sempre fatto, chi avrebbe sostenuto alle elezioni presidenziali americane. È lo stesso principio, con maggiori difficoltà di verifica delle fonti lavorando in diretta, che ha raccontato Vitale. Il dialogo è continuato su questioni di stretta attualità: politica, Trump, il ruolo dell'Europa, le guerre, il terrorismo, Hamas, Israele, Gaza. La domanda tagliente di Mamoli al direttore del telegiornale di Sky: «Manderesti in onda un'esecuzione di pena capitale?». «Mai», la risposta, «perché informazione non è spettacolarizzazione e la dignità delle persone va sempre tutelata». Incombe però, a minacciarla, l'Intelligenza Artificiale. «Va usata come supporto al nostro lavoro», ha segnato i confini Costa, «non in sostituzione: lei non andrà mai a Kiev o su un incidente. Quelle cose lì le fanno solo i giornalisti e questa cosa non cambierà mai».Al Ristori è arrivato anche il ministro veronese del Turismo, Gianmarco Mazzi: «L'Arena non ha mai smesso di informare i veronesi attraversando 160 anni di storia». Anche il presidente del Veneto Stefani ha rivolto il suo augurio «a una realtà editoriale da sempre radicata nell'identità di Verona. Fin dalla sua fondazione, la testata ha saputo consolidarsi come una voce autorevole, autonoma e vicina ai cittadini. L'Arena ha saputo accogliere le sfide della digitalizzazione e dei nuovi linguaggi giornalistici, restando fedele alla propria mission: raccontare i fatti con oggettività, rigore e senso di responsabilità». Tra gli altri videomessaggi, quello del vescovo Domenico Pompili: «L'Arena da 160 anni accompagna la città con la capacità di saper leggere oltre la cronaca quotidiana. Che continui in questo suo servizio necessario per una città in rapido cambiamento».
















