Biciclette, che passione!!

A Verona le bici storiche del Museo Nicolis festeggiano il Giro d’Italia alla Gran Guardia con Skoda, sponsor ufficiale del 91° Giro d'Italia.

22 Maggio 2008

A Verona le bici storiche del Museo Nicolis festeggiano il Giro d’Italia alla Gran Guardia con Skoda, sponsor ufficiale del 91° Giro d'Italia.

In via del tutto eccezionale alcune delle più prestigiose biciclette storiche del Museo Nicolis in esposizione alla Gran Guardia il 24 maggio dalle ore 09.00 alle ore 12.30.

COMUNICATO STAMPA 

Il Giro d’Italia passa da Verona e tutti, o quasi tutti, sentono rinascere quella passione per la bicicletta che ha accompagnato molti sin dalla prima infanzia.

Il Giro d’Italia, i campioni, le salite, le volate, la maglia rosa, ce n’è abbastanza per essere tutti in piazza a festeggiare il passaggio della mitica corsa.

Quest’anno ci si sono messi tutti, a cominciare dal Museo Nicolis di Villafranca che per celebrare il passaggio del Giro d’Italia a Verona, sabato 24 maggio espone alla Gran Guardia alcuni pezzi unici delle sue collezioni, per raccontare dal vivo due secoli di storia della bicicletta.

Una storia affascinante, carica di luci e ombre, basti pensare che ancora alla fine dell’800, in Italia, i ciclisti erano sostanzialmente perseguitati in quanto ritenuti pericolosi, disturbatori e invadenti. Si arrivò persino a teorizzare un incremento della delinquenza dovuto alla presenza dei velocipedi che offrivano facili vie di fuga!

Contro il nuovo mezzo si schierarono gli intellettuali, così come i contadini che vedevano la tranquillità dei loro campi minacciata da stravaganti personaggi provenienti dalle città. Nel 1884, fra difficoltà di ogni genere nasce il Touring Club Ciclistico italiano, mentre si susseguono le ordinanze pubbliche contro i velocipedi.

Quando l’idea del nuovo mezzo comincia a farsi strada, ci vuole altrettanto tempo per accettare che vi possano accedere alcune categorie particolari, come le donne o i preti. Le donne segnano però il primo punto nella partita per l’equiparazione dei sessi, si appropriano con disinvoltura delle due ruote e pedalano con pantaloni a sbuffo.

Il decollo è irto di difficoltà e anche di tasse e balzelli imposti dai Comuni; per questo, all’inizio la bicicletta fu soprattutto un passatempo per le classi più agiate e non un mezzo di locomozione, basti pensare che una due ruote di fine secolo poteva costare fino a 500-600 lire, quando il salario medio mensile non superava le 80 lire.

In Italia la bici viene impiegata quasi subito dall’esercito; alle prime due ruote prodotte dal Genio di Pavia si sostituiscono in breve quelle della Bianchi che le offre a prezzi più competitivi. Il primo corpo di bersaglieri ciclisti munito del nuovo veicolo diventa un simbolo, basti pensare che durante la prima Guerra Mondiale ne vengono schierati ben 12 battaglioni! Nel 1895 si tiene a Milano la prima esposizione ciclistica italiana; la parte del leone è di Prinetti & Stucchi di Milano che pochi anni dopo viene surclassata dalla Bianchi.

Seguono altri produttori quali Orio & Marchand, Ceirano, Macchi, Boccardo e, successivamente Olympia, Frera, Legnano, Atala, Ganna e molti altri. Numerosi corridori (come Umberto Dei nel 1896) diventano a loro volta produttori; un esempio seguito anni dopo da Bottecchia, Cimati, Olmo per arrivare al Moser dei giorni nostri. Nel 1905 circolano in Italia 240.000 bici, 5000 motocicli e 4000 automobili.

Ma già nel 1913 le biciclette sono salite a 1.500.000 Il nuovo mezzo migliora sensibilmente le condizioni di vita, consentendo a molti di uscire dall’isolamento delle zone rurali; i pendolari dalle campagne e i lavoratori dell’industria eleggono la bicicletta a loro mezzo di trasporto.

Al Touring si deve la promozione della bici a livello cicloturistico, basti ricordare le prime carte che segnalano il profilo altimetrico del percorso e le fontanelle dove dissetarsi. E sempre al Touring vanno attribuite le indicazioni sulle cassette di pronto soccorso, sulle riparazioni, sulle azioni per migliorare il fondo stradale.

Negli anni ‘30 il pionierismo ciclistico si può ritenere concluso, i prezzi sono ormai accessibili a buona parte della popolazione; in media si vende una bici ogni 12 abitanti con un rapporto che in Emilia scende a una ogni 4 abitanti.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la bicicletta è praticamente l’unico mezzo di trasporto in circolazione, in grado di aiutare a sfollare città minacciate e a trasportare soldati e derrate alimentari. Negli anni bui la bici scivola silenziosa nelle ombre del coprifuoco, montata da giovani, vecchi, donne, militari, ufficiali, partigiani, medici, spie.

Il cinema, con l’eccezione del neorealismo che la celebra con “Ladri di Biciclette” di De Sica e “Bellezze in Bicicletta” di Campogalliani non le dedica particolare attenzione. Gli anni del boom economico ne vedono il declino a favore delle quattro ruote, ma arriva una famosa domenica del 1973 quando le limitazioni dei carburanti e le domeniche a piedi risvegliano antiche passioni e obbligano molti a rispolverare le due ruote da soffitte e cantine.

Oggi, salute, ecologia e fitness ridanno alla bici una nuova stagione, anche se i 1000 Km di piste ciclabili italiani del 1990 si scontrano contro i 25.000 della Germania, gli 11.000 dell’Olanda, i 9.000 della Francia. Ma la passione è rimasta e sembra intramontabile. Se ne renderà conto chi sarà alla Gran Guardia di Verona al passaggio del Giro.

Grazie al contributo del Museo Nicolis potrà ammirare, fra gli altri, il biciclo a pedali del 1880 prodotto dalla Valletti di Verona, con l’enorme ruota anteriore che consentiva di fare più strada e la piccola ruota posteriore che alleggeriva la macchina; la Bianchi del 1885 chiamata “bicicletto” e prodotta da un giovane meccanico di nome Edoardo Bianchi che si faceva mandare i pezzi dalla Francia e dall’Inghilterra ma che ben presto cominciò a realizzare in proprio un telaio, antesignano delle moderne due ruote.

Ancora, il biciclo a pedali Michaux, dal nome dei due francesi che per primi ebbero l’idea di applicare i pedali al velocipede chiamato Draisina. (visibile presso la sede del Museo) Questo mezzo, interamente in legno, fu realizzato dal barone tedesco Von Drais; si montava stando a cavalcioni e avanzando a forza di pedate sul terreno; il triciclo da corsa francese De Dion del 1885, con tre ruote praticamente uguali.

Lo si potrebbe definire il triciclo di famiglia che vinceva le corse ed era particolarmente apprezzato dalle donne in quanto l’ampiezza delle gonne e il comune senso del pudore impedivano, nella maggior parte dei casi,l’uso di velocipedi a due ruote. Per chi ha amato, ama e amerà sempre la bicicletta, l’occasione è imperdibile.

L’appuntamento è il 24 maggio a Verona, Gran Guardia, per salutare i campioni di oggi, eredi e testimoni delle due ruote di ieri.


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