Mostra, Exhibition Vespa: 70 anni per 70 modelli. Con Registro Storico Vespa e Vespa Club d’Italia

#Exhibition Vespa: 70 anni per 70 modelli. Una nuova mostra per il mito Piaggio e un nuovo modo di concepire una mostra. Al Museo Nicolis di Villafranca, tra grande storia e streaming dei contributi social, un percorso attraverso tre epoche fatte di gioventù, emancipazione e cambiamenti rivoluzionari. VILLAFRANCA | VERONA – 70 modelli di Vespa […]

#Exhibition Vespa: 70 anni per 70 modelli.
Una nuova mostra per il mito Piaggio e un nuovo modo di concepire una mostra.
Al Museo Nicolis di Villafranca, tra grande storia e streaming dei contributi social,
un percorso attraverso tre epoche fatte di gioventù,
emancipazione e cambiamenti rivoluzionari.

VILLAFRANCA | VERONA – 70 modelli di Vespa per i 70 anni della Vespa Piaggio: un mito italiano che ha conquistato il mondo e accompagnato la gioventù di tre generazioni. Al Museo Nicolis di Villafranca una mostra speciale in un museo speciale, dedicato all’epoca, ai trasporti, alla capacità di superare le distanze.

Il Museo Nicolis non è solo una delle istituzioni più importanti in Europa per le collezioni d’epoca. E’ un nuovo tipo Museo per il quale il fulcro non sono gli oggetti, ma la condivisione del loro significato. «Se mi chiedono cosa racconti il museo che porta il nome di mio padre Luciano – spiega la giovane presidente Silvia Nicolis – la risposta è: racconta di te» (link intervista).

In un percorso espositivo ad anello, dal 6 luglio al 30 ottobre, è rappresentata tutta la storia di Vespa: a partire dalle origini fino agli ultimi modelli passando attraverso le epoche della rinascita economica, della Dolce Vita, della liberazione sessuale e della libertà individuale.

Esposte saranno la prima Vespa e l’ultima prodotta, le ’98 degli anni cinquanta, le 125 sportive, le gran turismo e le “scocca piccola” che hanno conquistato ogni nuova generazione, dal ’68 fino alla Vespa Special cantata dai Lunapop.

Sullo sfondo, le 7 collezioni del Museo Nicolis con centinaia di auto, moto e biciclette d’epoca che attirano, ogni anno, 30mila visitatori da 30 Paesi nel mondo. Tra i pezzi introvabili, il padre di tutti gli scooter: lo Skootamota ABC del 1919 che, per combinazione, si trovava nelle cantine del Carlo Felice Trossi a Biella, quando gli ingegneri Piaggio progettarono Paperino, il primo prototipo Vespa.

«La Vespa è un simbolo che ha raccolto sempre nuovi significati in 70 anni di storia – riprende Silvia Nicolis -. Racconta della rinascita dopo la guerra, dell’emancipazione, della libertà; a fianco della grande storia, porta con sé milioni di storie individuali: i pomeriggi dopo la scuola, i concerti, gli amori adolescenziali, l’uscita di casa. E’ un concentrato del made in Italy: l’ingegno italiano, valori positivi, umani, e la capacità, con poche risorse, di catturare la fantasia del mondo».

«Grazie al supporto del Registro Storico Vespa, del Vespa Club Italia e al patrocinio della Fondazione Piaggio, vogliamo raccontare tutte le anime della Vespa: modelli unici, i cambiamenti della società, i ricordi delle persone che li hanno vissuti».

«Per questo #ExhibitionVespa è un hashtag: sui Social Network si possono postare foto e ricordi che verranno trasmessi in streaming nei percorso di mostra. il racconto più coinvolgente riceverà un premio speciale: potrà esporre la propria Vespa a fianco dei modelli unici di 7 decadi fa. Entrambi – la Vespa di tutti i giorni e il pezzo introvabile – fanno parte della memoria e, per un museo contemporaneo, meritano di essere raccontate una fianco all’altra”.

Approfondimenti

La Vespa, disegnata da Corradino d’Ascanio e lanciata sul mercato dalla Piaggio nel 1946, è divenuta una delle icone più riconoscibili della creatività italiana. Al pari della pizza e della Fiat 500 è un simbolo, oltre che un veicolo; ogni Vespa incrociata per strada è un ricordo lungo 70 anni: dal miracolo economico alla liberazione dei costumi; è una citazione tratta da decine di film; è l’anello di congiunzione più popolare e concreto tra le persone giovani e la cultura del passato.

Cultura e non moda quella del Vintage, perché porta a riscoprire, nell’era dell’elettronica, gli oggetti modellati dalla mano e dalla creatività dell’uomo.

Su questo la Vespa, come ogni grande classico, ha sempre qualcosa da dire: ogni generazione può raccontare la “sua” Vespa e, con essa, la propria gioventù, i primi, preziosi, pomeriggi di libertà, le vacanze al mare, i concerti con gli amici e, a fianco, la storia industriale, sociale, i costumi, le mode, l’immaginario, i messaggi pubblicitari e le aspirazioni degli anni in cui è stata vissuta.

Anche per questo la mostra allestita nel Museo Nicolis di Villafranca – 70 anni x 70 modelli – è speciale. Speciale come lo è il Museo stesso che, con le sue 7 collezioni un’unica grande storia: l’ingegno umano che supera le distanze.

LA MOSTRA

Una tra le più importanti tra quelle dedicate all’estate Vespa, l’esposizione al Museo Nicolis inaugura mercoledì 6 luglio e raccoglie il testimone della mostra In viaggio con Vespa. Un’avventura lunga 70 anni che la Fondazione Piaggio ha inaugurato il 22 aprile scorso presso il Museo Piaggio di Pontedera e che si conclude il 4 giugno 2016.

E’ una mostra come non si ha la possibilità di vederne spesso, perché raccoglie 70 modelli: l’intera storia di Vespa in 70 anni. 60 provengono dal Registro Storico Vespa: una tra le collezioni ina assoluto più importanti sia per completezza che per pezzi unici.

La dizione “L’intera storia di Vespa” va intesa letteralmente e riserva delle sorprese: per quanto sia nota universalmente, la Vespa venne prodotta anche in versioni e modelli pressoché sconosciuti al grande pubblico.

Il Museo Nicolis, grazie alla collaborazione con il Registro storico Vespa e con il Vespa Club Italia, offre una panoramica vastissima: la Vespa 98 delle origini – 1946 – e la 125 del 1951; le versioni sportive – una storia tutta da raccontare – come la 98 da corsa del 1947 e la 125 Sport 6 Giorni; ci sono le 125 di grande produzione a partire dal 1958 e, a fianco, i motori marini sviluppati a partire dalla versione ‘terrestre’; a partire dal 1963, ecco le Vespa a scocca piccola, come la 50 Special del 1969 cantata sui colli bolognesi dai Lunapop; ma ci sono anche i Vespa Sidecar; le Gran Turismo 150; le Vespa prodotte all’estero; le versioni militari, i Trattorini Vespa, alcuni esemplari di Ape e le Vespa 400, piccole vetture a quattroruote.

La mostra è un circuito. La prima e l’ultima Vespa separate da pochi centimetri eppure ai capi opposti di un percorso espositivo che abbraccia decadi.

L’allestimento non racconterà solo il percorso dell’icona Piaggio, ma delle epoche nella quale la Vespa si faceva strada: gli slogan, le locandine pubblicitarie, le immagini, le auto, i film, le mode degli stessi anni nei quali comparivano i singoli modelli. In questo modo, i curatori metteranno in luce l’ultima qualità della Vespa: la capacità di cambiare per essere sempre la stessa ad ogni nuova epoca. Un qualità così naturale da passare quasi inosservata e l’ingrediente indispensabile per fare di un piccolo veicolo, un grande mito.

PERCHÉ LA VESPA – Silvia Nicolis, presidente del Museo

 «Se mi chiedono cosa racconti il museo che porta il nome di mio padre Luciano, la risposta è: racconta di te”.

Sono le persone il cuore della memoria. Un museo non espone oggetti, ma il significato che quegli oggetti hanno nella storia personale dei visitatori. Perché arte, cultura, tecnica fanno parte della storia di ogni individuo nato nel suo tempo. E le storie di ogni individuo entrano a far parte del patrimonio museale.

I musei nascono come collezioni private e camere delle meraviglie nel Rinascimento e diventano, dall’era napoleonica, i depositari pubblici del sapere ufficiale. C’è un progresso in questa evoluzione, perché allarga progressivamente la possibilità di accesso. Ora è il momento di cambiare ancora. E sta succedendo.

In Italia, in Europa, negli Stati Uniti, non è più il tempo della cultura dall’alto, ma del sapere che unisce e si costruisce assieme. La Vespa è uno dei patrimoni più condivisi d’Italia e la nostra mostra non è un punto di arrivo, ma l’occasione per dire: raccontaci la tua Vespa e, con essa, la tua gioventù, la tua storia e, sullo sfondo, la storia della società nella quale confluiscono il tuo racconto e quello delle persone che ti stanno attorno.

Lo facciamo di persona e lo facciamo in Internet sui social network, che sono la nuova porta d’accesso allo spazio museale, un nuovo archivio, la dimensione di una realtà aumentata che arricchisce i musei perché arricchisce i contenuti prima e durante la visita.

Il virtuale può essere molto reale. I contributi dei visitatori in streaming, che saranno parte delle mostra Vespa, sono la loro testimonianza. Per il nostro Museo, sono importanti come la prima Vespa che esporremo. Sono la storia: non ci sono S maiuscole ma tantissime storie grandi e piccole.

Questa è la filosofia di museo contemporaneo. E non si ferma qui. Un museo non è – e, sicuramente, non è più – un palazzo austero con le teche sigillate. E’ un luogo sociale, dove incontrarsi. Una piazza coperta e, assieme, un centro per i dibattiti, seminari, congressi. Ciò avviene perché, molto semplicemente, la bellezza nutre. E la bellezza non deve essere confinata, ma divenire un ingrediente nell’immaginario comune.

Bisogna far passare, con forza, un messaggio chiaro: “La cultura è economia”. Non importa se si producono bicchieri, riviste o sedie. Quello che importa è che, se vivono in un ambiente ricco di stimoli, di bellezza, e creatività, le persone incaricate di realizzare quei prodotti li faranno più belli: trasformeranno ciò che hanno assorbito. L’arte, in qualsiasi sua forma, non è il glorioso passato dell’Italia: è l’unico futuro che può ritagliarsi nell’economia globalizzata.

Idee, prodotti di successo, internazionalità, turismo, immagine del Made in Italy: ecco cosa racchiude un museo. Solo il Nicolis registra 30mila visitatori da 30 Paesi. Da tutto il mondo vengono ad assorbire la cultura e l’ingegno italiano. È la nostra risorsa più grande. La nostra fortuna.

La Vespa è un simbolo. Il veicolo che ha saputo esprimere il cambiamento, generazione dopo generazione, è il mezzo giusto per portare un messaggio di novità».

IL MITO                        

La storia della Vespa fa la storia

Dici Vespa e dici Italia. In tutto il mondo: dal MoMa di New York alla Triennale di Milano. Pochi prodotti del made in Italy raccolgono tanti significati: culturali, sociali, affettivi. E, certo, economici: quasi 20 milioni di esemplari prodotti in oltre 140 modelli. Un successo che nessun altro veicolo a due ruote può vantare.

Vespa è libertà                                                  

La storia della Vespa parla di un Paese che si rialza. La prima Vespa viene brevettata nel 1946. La guerra è finita da appena un anno e l’Italia deve ricominciare da zero. Un paese sconfitto e umiliato, sconvolto da lutti e distruzioni immani. La Repubblica non è ancora nata, la Costituzione ancora non c’è. Eppure, la pace e la ritrovata libertà, pur fra mille contrasti, danno agli italiani la forza e la fiducia per ricominciare. Per costruire quel miracolo italiano che saprà stupire il mondo.

Piaggio, il miracolo nel miracolo                                                            

La Piaggio è il miracolo nel miracolo. Un’industria nata nel 1884 come ebanisteria per allestimenti navali, che si era rapidamente espansa nel settore ferroviario e poi, durante il primo conflitto mondiale, in quello aeronautico. Fra le due guerre, Piaggio è all’avanguardia sia con i velivoli che con la componentistica aerea, colleziona record su record, riesce a realizzare perfino uno dei primissimi prototipi di elicottero nonché l’unico bombardiere strategico quadrimotore italiano, il P 108. Ma Piaggio produce anche autocarri, tram, autobus, funicolari, serramenti in alluminio. Poi scoppia la seconda guerra mondiale. Gli stabilimenti, ovviamente obiettivi militari di primo piano, devono subire sia i bombardamenti degli alleati che, dopo l’8 settembre 1943, le vessazioni dei nazisti.

In principio fu Paperino

Ciononostante, quando la guerra ancora infuria, c’è chi ha il coraggio e la forza di pensare al domani. In pieno 1944 gli impianti della Piaggio di Pontedera sono sfollati a Biella. Qui Enrico Piaggio mette al lavoro tecnici e ingegneri (tra i quali Vittorio Casini e Renzo Spolti) intorno a un’idea che gli ronza in capo: realizzare qualcosa di simile a quello che aveva visto negli Stati Uniti qualche anno prima: un piccolo scooter, cioè una sorta di monopattino (da to scoot, “pattinare”) a motore. Il caso vuole che ne esista un esemplare nelle cantine del conte Carlo Felice Trossi, celebre campione biellese di automobilismo. Fra grandi ristrettezze nasce, così, l’MP5, che viene collaudato nel castello dei Trossi a Gaglianico e battezzato dagli operai “Paperino” per la sua forma curiosa. Ma Enrico Piaggio non ne è contento e incarica il suo miglior ingegnere di metterci le mani.

Corradino d’Ascanio, il genio dei cieli                                   

Quel tecnico è Corradino d’Ascanio, un personaggio a cui l’aggettivo “geniale” va molto, ma molto stretto. Nato nel 1891 a Popoli, in Abruzzo, da liceale era riuscito a volare con un deltaplano fatto con le lenzuola di casa. Nel 1930 aveva conquistato il primato mondiale di durata per il volo con “l’elica rotante” cioè l’elicottero, che resterà sempre la sua più grande passione. Ma è capace di inventare qualsiasi cosa: solo negli anni ’20, i suoi brevetti comprendono, fra l’altro, un elaboratore a schede perforate, l’impastatrice elettrica per il forno di Popoli, il portasigarette a tempo per fumare meno e, perfino, giochi di prestigio.

Il progetto che cambia la storia                                

D’Ascanio però non ha mai apprezzato le motociclette. Le trova scomode, il motore e la catena sporcano, se si fora una gomma è difficile sostituirla. In poche settimane progetta un veicolo che cambierà per sempre la storia delle due ruote e non solo: niente più catena, perché il motore fa presa direttamente sulla ruota; che è piccola, sostenuta non da una forcella, ma da un braccio laterale che ne rende facile la sostituzione, tanto più che si può portarne a bordo una di scorta come nelle automobili. Il motore di 98 cc, poi, non si vede più: racchiuso dentro una scocca portante e aerodinamica di derivazione aeronautica. Il cambio a tre marce è sul manubrio, facile da azionare per chiunque. Il serbatoio è sotto la sella e le gambe sono libere di appoggiarsi comodamente su di un pianale che, con uno scudo, ripara dal vento e dalle intemperie. Nell’idea dell’ingegnere, la posizione di guida deve assomigliare il più possibile allo stare placidamente seduti in poltrona. Alla comodità e maneggevolezza della guida contribuisce, poi, il ridottissimo peso del mezzo, appena 60 kg a secco, grazie ancora all’impiego di tecniche e materiali derivati dall’aeronautica. Nel settembre del 1945, il prototipo è pronto e viene battezzato MP6. Il modello definitivo, questa volta, soddisfa Enrico Piaggio. Manca solo il nome. Sentendo il ronzio del motore e osservando la forma, Enrico esclama: “Sembra una vespa!”.

La Vespa prende il volo 

Il 24 aprile 1946, alle ore 12, viene depositato negli uffici di Firenze il brevetto per una “motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica”: la Vespa. I primi esemplari non vanno a ruba, ma Enrico Piaggio crede a tal punto nel progetto da decidere ugualmente di produrne subito 2.500 unità nello stabilimento di Pontedera, dove, da allora, vengono abbandonate le costruzioni aeronautiche. Di lì a poco, occorreranno mesi di attesa per poter avere l’agognata Vespa, perché la produzione non riesce a soddisfare la domanda.

La donna diventa protagonista 

La Vespa è nuova in tutto: per la tecnica, per il costume, per la comunicazione. Fra l’altro rende protagoniste le donne fin dalle sue prime campagne pubblicitarie: nel primo manifesto del 1946, in sella allo scooter c’è una lei. È il concetto stesso del suo utilizzo che dà alla Vespa una connotazione femminile, ma di nuovissimo tipo. È fatta per quelle donne che nella nuova Italia possono finalmente votare e ormai lavorano, si muovono, vogliono il loro tempo libero, corrono come e più degli uomini. Per guidare una Vespa non occorre la bardatura da motociclista, non bisogna stare a cavalcioni di un serbatoio, non si rischia di rovinare gli abiti e anche la borsa trova il suo posto con il gancio portaoggetti all’interno del manubrio.

Ape, il veicolo della ripresa

Non basta. La versatilità del progetto rende questo mezzo adattissimo al mondo del lavoro, che vuole far sparire alla svelta le macerie della guerra. Nel 1947 nasce l’Ape, il tre ruote che entra subito nell’uso quotidiano in mille applicazioni: furgone, risciò, taxi, calessino. Innovativo anche il marketing, che prevede anche l’acquisto a rate, quasi sconosciuto prima in Italia. Il successo non è immediato, ma dalla fine 1947 e soprattutto nel 1948 con l’uscita della 125, la Vespa prende il volo come nei più bei sogni di d’Ascanio: 10.535 esemplari prodotti nel 1947, 171.200 nel 1953, 2 milioni nel 1960, 4 milioni nel 1970, 10 milioni nel 1988, fino ai quasi 20 milioni di oggi.

La Vespa è cinema, glamour e musica

Nell’olimpo delle star

Nel 1953 esce “Vacanze romane”, il film di William Wyler con Audrey Hepburn e Gregory Peck. È il trionfale esordio della Vespa nel mondo del cinema, proprio nel periodo in cui l’Italia sforna un capolavoro dopo l’altro grazie a registi come Rossellini, Visconti, De Sica, Fellini. Hollywood viene a Cinecittà per realizzare i suoi kolossal e resta affascinata dalla straordinaria capacità tutta italiana di raggiungere il massimo della qualità con il minimo dei mezzi, grazie solo alla bravura e all’ingegno. La Vespa rappresenta alla perfezione tutto ciò e da allora la sua carriera cinematografica non si è mai arrestata.

La Rolls Royce della Dolce Vita 

Sul grande schermo, ma anche nelle strade di tutti i giorni, al manubrio della Vespa appaiono Julie Andrews, Marcello Mastroianni, Anita Ekberg, Vittorio Gassman, Alberto Sordi, John Wayne, Charlton Heston, William Holden, Gary Cooper, Stefania Sandrelli, Michel Simon, solo per citare i più famosi. Dopo averla vista nel capolavoro di Federico Fellini, per gli americani la Vespa diventa “la Rolls Royce della Dolce Vita”. E non a caso Anthony Menghella ne “Il talento di Mr.Ripley” vuole una Vespa per conferire l’autentico sapore degli anni ’50 italiani alla sua narrazione.

Da Cinecittà a Hollywood

Ma il palmares della Vespa è immenso. La utilizzano, naturalmente, tutti i maggiori registi italiani, da Monicelli a Risi, da Steno a Zampa, Camerini e Fulci, Mastrocinque e Bolognini, fino a Verdone, Nanni Moretti, Amurri per “Il ragazzo del Pony express” e Vanzina per “Sapore di mare”. Ma impressionante è, anche, l’elenco dei film stranieri dove la Vespa fa capolino o è addirittura protagonista: “Caccia al ladro” di Alfred Hitchcok, “Peccatori in blue jeans” di Marcel Carné, “Jessica” di Jean Negulesco, “Destinazione Parigi” di Gene Kelly, “American Graffiti” di George Lucas, “Quadrophenia” di Franc Roddam, “Scarface” di Brian De Palma, “Dominique – The singing nun“ di Henry Koster con Debbie Reynolds, Absolute beginners” di Julian Temple con David Bowie, “Good morning Vietnam” di Barry Levinson, “American Pie” dei fratelli Weitz, “The day after tomorrow” di Roland Emmerich, “The interpreter” di Sydney Pollack, “Munich” di Steven Spielberg.

Vespa music & showbiz      

Quando non è sul grande schermo, la Vespa è in musica, dai Lunapop di Cesare Cremonini – che esordiscono con “50 Special” – a Marco Masini, Gigi D’Alessio, Enzo Jannacci. La popolarità della Vespa diventa tale che, per riconoscerla, non occorre neppure vederla, basta sentire il suo inconfondibile rumore. E c’è chi ottiene i primi successi come attore e imitatore proprio perché riesce a riprodurre perfettamente quei suoni – accensione, partenza, cambio di marcia – così familiari a tutti: è Enrico Montesano. Quando le canzoni non parlano esplicitamente della Vespa, la sua immagine è utilizzatissima per illustrarle, come nelle copertine dei dischi, sia in Italia che all’estero. La utilizzano, fra gli altri, Maurice Chevalier, le Mabelle, Los Venturas, la Menace, i Madness, The Smiths. E ogni fenomeno di costume, per quanto globale, prima o poi sale a bordo di una Vespa, si tratti di Barbie con il suo Ken o dell’anime giapponese “FLCL” con Haruku sempre in sella alla sua velocissima Vespa Super Special gialla.

La Vespa è sport e avventura 

Lo sciame d’argento

Non è nata per lo sport, eppure, fin da subito, la Vespa stimola iniziative, gare, competizioni, raduni di vespisti e vespiste. Lo chiamano lo “sciame d’argento” ed è formato dalle migliaia di vespisti che si ritrovano nelle maggiori città a cominciare dal 1949 e dai Vespa club che nascono in tutto il mondo nei decenni successivi.

Record & adventures

Nel 1951 la Vespa 125 conquista il record mondiale di velocità (171 Km/h) nel chilometro lanciato con un modello “Siluro”. Negli anni Cinquanta Georges Monneret costruisce una Vespa anfibia per il rally Parigi – Londra. Giancarlo Tironi, uno studente universitario, supera in Vespa il Circolo polare artico; l’argentino Carlos Velez attraversa la Cordigliera delle Ande andando da Buenos Aires a Santiago del Cile. Il grande Giorgio Bettinelli, scomparso nel 2008, fece del viaggio in Vespa la sua vita. Percorse le strade del globo in lungo e in largo e affidò il racconto dei suoi raid ai suoi libri che conobbero un grande successo e lo consacrarono come mito dei vespisti di tutto il mondo. Ma viaggiano per il mondo e lo raccontano nei loro libri anche Giorgio Serafino (Nord America), Giorgio Càeran (India), Roberto Patrignani (Milano-Tokio) Marco Giurin e Filippo Logli (entrambi fino a Capo Nord), Mario Pecorari (Sud America).

Un supercampione delle gare in Vespa

Da parte sua, Leonardo Pilati del Vespa Club Rovereto ha conquistato il Campionato Europeo Gimkana, 18 Campionati Italiani individuali e quattro a squadre, quattro Coppe Italia individuali e tre a squadre, un Campionato Vespa Racing Team, due Iron Vespa, e moltissime gare all’estero fra cui sette titoli Europei individuali e otto a squadre di Vespa Trial, specialità quasi sconosciuta in Italia; senza tralasciare il gran turismo degli Eurovespa, cui ha preso parte per una decina di volte. E se alcune specialità non sono più praticate, i Vesparaid ancora continuano a crescere.

La Vespa del mare

Enrico Piaggio la vuole anche sul mare e fa produrre il Moscone, motore marino fuoribordo, che raccoglie l’eredità dei rombanti motori a stella e a doppia stella di prima della guerra, divenendo l’antesignano dei motori marini KS 150 e KS 200.

Vespa forever Young

La Vespa segna i passaggi delle epoche

La Vespa è sempre giovane perché ogni nuova generazione l’ha riconosciuta come sua. È successo negli anni ’40 con la ricostruzione e poi via via con i protagonisti boom economico e della contestazione, della libertà sessuale e del nuovo edonismo, della globalizzazione e della rivoluzione digitale che si è spinta così avanti da cominciare a guardare indietro.

Ogni generazione ha la sua Vespa

Non solo il marchio Vespa, ma ben precisi modelli hanno segnato questi passaggi. Come la Vespa 50, il “cinquantino” sognato da tutti i ragazzi e le ragazze, che aveva come testimonial Gianni Morandi e significava guidare a 14 anni senza patente.

Intanto, in quegli anni, in Inghilterra sta succedendo qualcosa. I giovani non riconoscono più le autorità, i valori, le estetiche del passato. La minigonna, i capelli lunghi, i tessuti sgargianti: il mondo della moda, insieme alla musica, esprime appieno la rivoluzione culturale degli anni ’60. La Vespa, anche se esiste già ormai da vent’anni, è più di moda che mai: è un simbolo di modernità e di emancipazione: esattamente ciò che i ragazzi e le ragazze vogliono. I Mods la inseguono a bordo dello scooter; i concerti dei The Who che cantano “My generation” sono raduni di elaboratissime Vespa.

La Primavera del ‘68

“Chi Vespa mangia le mele”, recitava lo slogan di Gilberto Filippetti, uno dei più ricordati nella storia dell’advertising: era il 1968 e, non a caso, il modello di punta della Vespa si chiamava Primavera. Con gli occhi di allora, la mela in questione non poteva essere che la Apple dei Beatles. E “le sardomobili” che “non godono il sole” del carosello diretto da Tinto Brass arrivavano dritte dal film “Yellow Submarine”. Ancora, negli ultimissimi anni ’70, con gli estremi bagliori delle mode hippie, i raduni e i vagabondaggi dei “saccopelisti” si svolgono rigorosamente a bordo della Vespa.

Verso un nuovo secolo di Vespa

Gli anni ’80 segnano l’uscita da anni bui e le Vespa PK e PX esprimono tutta la voglia lasciarseli alla spalle: forme generose, tecnologia avanzata, impreziosite di accessori, potenziate nelle prestazioni e nella sicurezza: dopo i “vespini”, è l’epoca dei “vesponi”.

Gli anni ’90 e il nuovo secolo mettono alla prova il gioiello italiano, sempre più pressato dalla concorrenza dei giganti nipponici. I modelli si chiamano ET, LX, Granturismo, tutte le nuove tecnologie vi sono impiegate. Ma l’anima della Vespa è immutata e nelle 946, prodotta anche nella esclusiva versione Emporio Armani, riemerge ad ogni ri-generazione. I giovani sentono che la Vespa gli appartiene: i giovani che ora sono nonni e quelli che lo saranno tra due generazioni.

Modelli Esposti

La capostipite e l’erede

VESPA 98, 1946

VESPA 946, 2012

Le prime star

VESPA 98 2 a SERIE

VESPA 98 4 a SERIE

VESPA 125, 1948

VESPA 125, 1950

VESPA 125, 1951 (“Vacanze romane”)

VESPA 125, 1953

VESPA 125 U, 1953

VESPA 150, 1955

VESPA 150, 1956

Le sportive

VESPA 98 CORSA, 1947

VESPA SPORT 125, 1951

VESPA 125 SPORT 6 GIORNI

VESPA SPORT 125, 1953

VESPA G.S.150, 1955

VESPA 150 G.S., 1960

VESPA G.S. 160, 1962

VESPA 180 S.S.

La produzione di massa

VESPA 125, 1958

VESPA 125, 1960

VESPA 125 G.T.. 1965

VESPA 150, 1960

VESPA 150, 1962

I motori marini

MOSCONE 1°

MOSCONE 2°

MOSCONE 3°

Scocca piccola

VESPA 50 SPECIAL 1a SERIE. 1960

VESPA 50, 1964

VESPA 90. 1965

VESPA 90 S.S., 1965

VESPA 125, 1966

VESPA 50 L, 1966

VESPA 125 PRIMAVERA

VESPA 50 4V, 1975

VESPA 125 ET3, 1976

VESPA 50 SPECIAL ELESTART, 1983

I sidecar

VESPA 125 51 SIDECAR 1a SERIE

VESPA 150 1956 SIDECAR 2a SERIE

Le Gran Turismo

VESPA 150 G.L., 1963

VESPA 150 SPRINT, 1965

VESPA 150 SPRINT VELOCE, 1969

VESPA 150 SUPER, 1966

VESPA 180 RALLY, 1968

VESPA RALLY 200, 1970

Le ultime serie d’epoca

VESPA PX 1977

All’epoca la “Vespa del futuro”

in tre motorizzazioni: 125, 150, 200

VESPA PK, 1982

L’erede della special

Le straniere

VESPA 125 OL STATE, 1952

VESPA 50 S.S., 1965

VESPA 50 R CON PEDALI, 1970

VESPA 125 KUNINGIN, 1964

Le Tap

Le Vespa militari

VESPA 150 TAP, 1956

VESPA 150 TAP, 1959

I trattorini

TRATTORE T 111, 1969

TAGLIA ERBA T 111, 1969

Le Ape

APE 125 PIANALE, 1949

APE CALESSINO, 1953

Le quattro ruote

VESPA 400 MOD. NORMALE, 1958

VESPA 400 LUSSO, 1959

 


Regolamento social contest #ExhibitionVespa

Durata: dalle ore 10 del 6 luglio alle ore 00.00 del 31 agosto 2016.
Obiettivo: pubblicare sui social media Twitter e Instagram la propria foto con una VESPA PIAGGIO utilizzando l’hashtag #ExhibitionVespa.
Caratteristiche: verrà selezionata la foto ritenuta più coinvolgente. La scelta è a discrezione della Giuria.  L’iniziativa è completamente gratuita e senza scopo di lucro.
Giuria: Silvia Nicolis (Presidente Museo Nicolis), Luigi Frisinghelli (Presidente Registro Storico Vespa) e Roberto Leardi (Presidente Vespa Club d’Italia).
Omaggio: possibilità di esporre presso il Museo Nicolis la propria Vespa dal 01/10/2016 al 30/10/2016 (le spese di trasporto ed eventuali altre spese saranno totalmente a carico del proprietario).

La comunicazione della foto selezionata avverrà in data 09 settembre 2016.

Accettazione del regolamento e delle sue condizioni

La partecipazione al concorso implica l’accettazione incondizionata delle norme contenute nel presente regolamento.
Inviando le proprie foto, il partecipante concede al Museo Nicolis i diritti di pubblicazione degli stessi nell’ambito di ogni utilizzazione non commerciale connessa all’iniziativa.

Informativa d.Lgs 196/2003 sul trattamento dei dati personali

La partecipazione al concorso costituisce e comporta accettazione integrale del presente regolamento, nonché espressione del consenso al trattamento dei dati personali da parte di Museo Nicolis.

I dati anagrafici riconoscibili dalla candidatura saranno trattati a norma del D.Lgs 196/2003.

Responsabilità

Museo Nicolis declina ogni responsabilità per i problemi tecnici, gli errori, le cancellazioni, il mancato funzionamento del concorso e non si assume responsabilità per qualsiasi problema o circostanza che possa inibire lo svolgimento o la partecipazione al presente contest.

Ogni partecipante è responsabile del contenuto del proprio messaggio e garantisce di essere autore, nonché di vantare, a titolo originario, tutti i diritti di utilizzazione e sfruttamento relativi al materiale inviato per il concorso. In difetto, il partecipante sarà escluso dal contest. Qualora le foto inviate non fossero state realizzate dal partecipante e questi non fosse titolare di ogni più ampio diritto di utilizzazione economica, lo stesso dovrà tenere indenne il Museo Nicolis da qualsiasi richiesta, anche di risarcimento di danni, che potesse venirle avanzata dall’autore o dal titolare di tali diritti ovvero da terzi aventi causa.


La fotografia vincitrice del gioco “SOCIAL CONTEST” è quella di robi_pimpi

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