Fahrräder und Motorräder: zwei wichtige Ergänzungen zur Sammlung von Museo Nicolis

Il Museo Nicolis inaugura la sezione dedicata alla storia della bicicletta e della motocicletta.

Il Museo Nicolis raddoppia. Anzi triplica. Già ricco delle splendide vetture (qualcuna unica al mondo) della collezione d’automobili antiche di Luciano Nicolis, il Museo dell’Auto, della Scienza e della Tecnica di Villafranca si arricchisce dal prossimo 19 aprile 2002 di altre due fondamentali sezioni: una dedicata alla storia della bicicletta e un’altra a quella della motocicletta.
Anche queste due nuove collezioni si caratterizzano per l’importanza, la varietà e la rarità dei pezzi esposti. Le nuove sezioni permanenti sono ospitate al terzo piano del Museo Nicolis e inaugurate alla presenza di grandi campioni del passato, di giornalisti, imprenditori e uomini di cultura.

Presnti all’evento del  Museo Nicolis

CAMPIONI DEL CICLISMO CHE HANNO ADERITO ALL’INIZIATIVA

  • Francesco Moser
  • Sante Gaiardoni
  • Nino De Filippis
  • Gianni Motta
  • Ercole Baldini
  • Imerio Massignan
  • Giulio Ricciardi
  • Franco Bitossi
  • Ettore Milano
  • Michele Dancelli

ALTRI ILLUSTRI OSPITI

  • Alfredo Martini
  • Angelo Zomegnan (Gazzetta dello Sport)
  • Tarcisio Persegona (Presidente Museo della Bicicletta di Serravalle Scrivia)
  • Andrea Bresci (Presidente del Museo “Gino Bartali”)
  • Sergio Sanvido (Presidente del Museo della Bicicletta di Cesio Maggiore)
  • Andrea Bartali (figlio di Gino Bartali)
  • Angelo Fausto Coppi “Faustino” (figlio del mitico campione)
  • Pietro Coppi (cugino di Fausto Coppi)

CAMPIONI DELLA MOTOCICLETTA CHE HANNO ADERITO ALL’INIZIATIVA

  • Bruno Ruffo (3 volte Campione del Mondo)
  • Giacomo Agostini (12 volte Campione del Mondo)
  • Umberto Masetti (2 volte Campione del Mondo)
  • Emilio Mendogni (pilota moto Morini e MV Augusta – vinse la Milano/Taranto nel 1955 con Moto Morini Rebello 175 che verrà esposta per l’occasione)

 

La sezione della BICICLETTA

Dal “cavallo” di San Francesco a quello di don Camillo

Particolarmente affascinante l’itinerario nella sezione dedicata alla bicicletta, il primo veicolo terrestre costruito dall’uomo per muoversi più velocemente contando esclusivamente sulla forza delle proprie gambe. Col primo CELERIFERO, alla fine del 1700, tutto in legno e senza pedali, l’uomo trova un’alternativa al cosiddetto “cavallo di san Francesco”: le gambe. Da allora la bicicletta subisce una lunga evoluzione che sarà narrata attraverso gli esemplari del Museo Nicolis ognuno dei quali rappresenta una tappa fondamentale della storia delle due ruote: dall’apparizione della bici a pedali, all’invenzione dei primi freni a pedali; dall’avvento della catena, con i suoi più ingegnosi e strani ingranaggi, a quello del differenziale, del cardano, dei sellini molleggiati e di tante altre scoperte e tanti altri accessori.
Un documentato percorso, insomma, attraverso il pensiero umano a due ruote e la genialità dei fabbricanti e degli artigiani dall’Ottocento ai giorni nostri e attraverso la geografia della bicicletta visto che ogni Paese del mondo, con la sua cultura e la sua arte, ha contribuito a perfezionare il “velocipede” e a migliorare, di conseguenza, la vita dell’uomo che fin dai primordi delle due ruote ha legato la sua immaginazione e la sua stessa anima sportiva alla bicicletta diventata, via via, oggetto del desiderio e del sogno. Anche di quello di celluloide. Basti pensare al ruolo che ha la bicicletta in tante pellicole, da “Ladri di biciclette” a “Don Camillo” (divertentissima la gara tra il prete e il sindaco Peppone); da “Pane, amore e fantasia” (Vittorio De Sica con Elsa Merlini in canna giù dalla discesa) a “Bellezze in bicicletta”.

Modelli, quelli usati nei vari film, presenti al Museo Nicolis. E osservando gli affascinanti “pezzi”, originali e funzionanti, si rivive la storia stessa dell’uomo e i costumi legati a tante vicende umane, alcune drammatiche, ma il più delle volte rese liete e gioiose proprio dalla bicicletta.

Il percorso si suddivide in 3 sezioni e comprende oltre 100 esemplari:

– Sezione storica: Velocipedi dalla fine dell’800
– Sezione sportiva: Le biciclette da corsa
– Sezione turistica: Le biciclette da turismo

Tra gli esemplari esposti:

SEZIONE STORICA

– MICHAUDINA: una delle primissime bici con i pedali (tutta in legno e ferro battuta) costruita già nel 1867 circa;
– Il BICICLO: “veicolo a due ruote di differente diametro” costruito dal 1870 , circa, con il tipico “ruotane” anteriore ricoperto di gomma piena;
– Il TRICICLO DA CORSA del 1885 con “pseudo-differenziale”;
– Il BICICLO con sistema di pedali “a leve” modello Star del 1881;
– La BICICLETTA A TRAVE a due tiranti del 1887;
– La FN 1° serie a CARDANO del 1898;
– E tante altre…

SEZIONE SPORTIVA E TURISTICA

– la TERROT del 1897;
– La MAINO del 1905;
– La PEUGEOT del 1907;
– La MAGNAT del 1910 con particolare cambio su mozzo centrale;
– La BIANCHI mod. “Corsa” del 1906 con cerchi ancora in legno;
– La BIANCHI “Giro d’Italia” del 1925;
– La LYGIE “Corsa” del 1926;
– La OLYMPIA mod. “Tour de France” con 1° cambio Simplex a pantografo;
– La GLORIA “Supercorsa cambio Margherita-Vittoria” Campione del mondo del 1933;
– La BIANCHI “Saetta” del 1935 costruita in pochissimi esemplari per commemorare il 50° anno di attività della Casa;
– La BOTTECCHIA “Specialissima Corsa Paris-Rubaix” del 1935;
– La DONISELLI “Supercorsa” del 1937;
– La FAGGI “mod. Freccia Rossa” del 1947, diffusa nel 2° dopoguerra fra i corridori dilettanti accasati nei migliori gruppi sportivi non professionisti
– La BIANCHI “Campagnolo” del 1947 dotata del nuovo cambio;
– La BIANCHI “Specialissima Parigi-Rubaix” preparata per l’antica e dura corsa;
– La BIANCHI “Tour de France” del 1949, rarissima supercorsa;
– La BIANCHI “Campione del Mondo” del 1953, esemplare 1° serie con deragliatore centrale a leva;
– La COPPI “Special Corsa” del 1955, di rarità eccezionale conservata in stato d’uso;
– La COLNAGO “Kronos” del 1977, uno dei primi esempi di “carenatura” applicata alla bici da corsa;
– La BIANCHI “Record 841” del 1984;
– La BIANCHI “Centenario” del 1985, commemorativa prodotta in tiratura limitata;
– E tante altre…

Non meno affascinante è la sezione museale dedicata alle MOTO. Fuori strada (cross e trail), Gran Turismo, Gran Premio, da città, da week end… La motocicletta muove, dall’apparire dei primi motori, come l’automobile e la bicicletta, inventori, sperimentatori e innovatori. E intrepidi centauri.

Le prime motociclette sono, in realtà, motovelocipedi: biciclette col motore applicato sul telaio. La prima è quella, con telaio in legno, di Pierre Michaux e Louis Guillaume Perreaux. Nel 1868 vi montano un piccolo motore a vapore e compiono, l’anno successivo, un giro di prova da Parigi a Saint German alla favolosa velocità di 15 km orari. Favolosa, sì, perché fino al 1903 in alcuni stati vi sarà il limite orario, per le motociclette, di 19 km.

E’ ancora molto controversa e discussa la paternità della prima vera motocicletta. Molte nazioni la rivendicano in nome dei propri inventori. Noi italiani non abbiamo dubbi: fu il veronese Enrico Bernardi (1841-1919) a costruirla quando, nel 1893 applica un carrello motore alla bicicletta del figlio Lauro. Si trattava di un motore propulsore monocilindrico, battezzato “Lauro”, con una potenza di poco inferiore al mezzo cavallo.
Secondo i francesi fu, invece, il triciclo a motore di G.Bouton la prima motocicletta. Costruito dalla De Dion-Bouton nel 1894, il motore a benzina viene applicato su un triciclo nel 1895. Per i tedeschi fu Gottlieb Daimler il deus ex machina con l’invenzione di un motore a quattro tempi.

Ma molti studiosi e appassionati sono ormai concordi: ad inventare la prima vera motocicletta fu l’austriaco Michel Werner che nel 1899 applicò un motore di ¾ CV sulla forcella anteriore di un telaio costruito appositamente per assecondare la potenza del motore. Fu il passaporto della motocicletta nel mondo dell’industria.

LE TAPPE DELLA MOTO

Nel 1900, a Torino, si corre la prima gara in salita alla Madonna del Pino.
Nel 1912 arrivano le prime moto col cambio di velocità.
Nel 1920 inizia l’ascesa dell’industria motociclistica italiana in contemporanea con i successi sportivi.
Nel 1938 la Fiat costruisce uno scooter prototipo, ma è nella seconda metà degli anni Quaranta, a guerra finita, che il micromotore spopola con la Vespa e la Lambretta

LE MOTO ESPOSTE

– TRICICLO DE DION ET BOUTON DEL 1898
– MOTOBYCICLETTE PEUGEOT C2 HP DEL 1903
– PEUGEOT P’F DA CORSA DEL 1903, vanta di una bobina per cilindro e un doppio ruttore, proprio come si usa oggi.
– SCOTT 3 ¾ HP TWO SPEED DEL 1914
– PREMIER 3 ½ HP tipo speciale corsa “conservata” DEL 1913
– SKOOTAMOTA DEL 1919 scooter per utente femminile e per preti
– GRIFFON del 1920
– MORO REVE MOD. A DEL 1906
– TRIUMPH H DEL 1923
– ORESTE GARANZINI 6 HP 677 DEL 1926 (conservata)
– GALLONI SPORT DEL 1928
– BIANCHI FRECCIA D’ORO DEL 1933 (ne fu testimonial Benito Mussolini)
– GILERA 500 MOD.VLE DEL 1934
– SIDECAR GUZZI 500 SPORT DEL 1935
– MOTO GUZZI AIRONE DEL 1939
– MOTO GUZZI G.T.W. 500 DEL 1948
– GILERA SATURNO 500 SPORT DEL 1949
– MOTO GUZZI ASTORE DEL 1952
– GINO BARTALI DEL 1955
– SIDECAR BMW R26 DEL 1958
– GUZZI CALIFORNIA 850 T3 DEL 1974
– MBA 250 GP “GUIDO PACI” DEL 1978
– HONDA CBX 1000 6 CILINDRI DEL 1979
– BIMOTA KB1 DEL 1978
– E tante altre…

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