Cottereau, 1903, Populaire

Cottereau “Populaire” – 1903

La Cottereau, marchio fra i più antichi e blasonati nella storia delle Case automobilistiche francesi, produsse la sua prima automobile a Digione nel 1898. Il modello Populaire era dotato di un motore monocilindrico, cambio a tre velocità (la retromarcia era un optional!), freni sulle sole ruote posteriori e cerchi a raggi in legno.

La trazione era con doppia catena e la lubrificazione a caduta: la frequenza delle gocce era regolabile dal dosatore manuale dell’olio che si vede vicino al volante. La vettura è priva di “parabrise”, come di consueto nei primi pionieristici anni del ‘900, gli occupanti della vettura erano costretti a proteggersi con pellicce, occhialoni ecc.

L’esemplare esposto, probabilmente l’unico rimasto di questo tipo, ha vinto nel 1979 il “Grand Prix Internazionale del restauro e della conservazione” di Arco (Trento) ed è servito da modello per la scultura in bronzo che si trova all’entrata del museo, opera dell’artista Annachiara Spellini.

Luciano Nicolis raccontava: “All’inizio l’automobile nasceva come termine maschile probabilmente perché era un mezzo destinato prevalentemente agli uomini, in seguito diventerà femminile “l’Automobile”, sembra grazie a Gabriele D’Annunzio che trasformò questo termine con questa celebre affermazione: – L’Automobile è femminile. Questa ha la grazia, la snellezza, la vivacità d’una seduttrice; ha, inoltre, una virtù ignota alle donne: la perfetta obbedienza. Ma, per contro, delle donne ha la disinvolta levità nel superare ogni scabrezza -“.

Secondo il luogo comune le donne e le automobili non andrebbero d’accordo, ma allora come mai l’associazione è sempre stata spontanea? Basti pensare al cinema o alle riviste di settore, l’immagine automobilistica è quasi sempre accompagnata da quella femminile. In realtà le donne entrano di prepotenza nell’industria siderurgica durante la prima guerra mondiale si sostituiscono nelle fabbriche e non solo ai loro mariti mandati al fronte. Ed è in questo contesto che si instaura una sana presa di coscienza del ruolo delle donne nella società. Sarà proprio nel dopoguerra che in alcuni stati europei le donne ottengono anche il diritto di voto.

Luciano Nicolis raccontava: “Agli inizi la macchina doveva nascondere il motore in un contenitore rotondo, perché l’unico indice di potenza conosciuto dalla gente era la macchina a vapore. Per dare la sensazione di potenza bisognava che avesse qualcosa di rotondo che ricordasse la forma della caldaia del vapore. Dietro al radiatore c’è un piccolo motore a benzina, con un solo cilindro. I fari erano ad acetilene cioè a carburo. La macchina che sostituiva la carrozza, veniva dotata di motore al posto dei cavalli: questo meravigliava molto la gente. Era completamente senza portiere e senza il parabrezza. Il serbatoio per la benzina era piccolo, vi era anche l’oliatore a caduta di goccia. Le marce con la retromarcia solitamente facoltativa. Sul volante c’è l’acceleratore a mano. Questa è la macchina detta Populaire, anche se in verità per me non era assolutamente popolare, erano pochissimi quelli che si potevano comprare una macchina. Dovrebbe essere un esemplare unico, al quale sono molto affezionato tanto da aver voluto una scultura in bronzo a misura naturale con me e mia moglie a bordo che si trova all’ingresso del museo.”

Questa vettura è anche la scultura simbolo del Museo Nicolis, scelta dallo stesso Luciano Nicolis.
“Si pensa sempre con stupore, con ammirazione a quelle prime volte in cui il bronzo fuso dal fuoco da’ vita ad una vera e propria espressione plastica, alla solidificazione di concetto e nella scultura di Anna Chiara Spellini è presente il senso di una passione. L’autrice coglie l’attimo di un amore, l’avverarsi di un sogno che, colato con rame e stagno, unisce e fonde due anime per sempre.”

Note tecniche:
Questa vettura presenta molte caratteristiche dell’automobile al suo nascere.

  • Vettura a 1 cilindro
  • Senza PARABRISE (parabrezza): il parabrise si utilizzava su alcune carrozze per ripararsi dai detriti che si staccavano dagli zoccoli dei cavalli, dalla polvere e dal vento. Le auto nascono senza parabrezza, forse si pensava che con il motore, al posto dei cavalli, non ce ne fosse bisogno. Inoltre era molto pericoloso perché non esisteva il vetro di sicurezza (il vetro stratificato verrà introdotto negli anni ’20) e quando si frantumava feriva il pilota. Verso il 1910 troviamo il parabrezza su tutte le vetture, una lastra di vetro tagliata orizzontalmente (la parte superiore in caso di pioggia veniva aperta e faceva da tettuccio per permettere maggiore visibilità. Il tergicristallo non era perfezionato. L’abbigliamento del pilota era ancora con occhialoni e cerata.
    Negli anni ’20 viene introdotto un sistema per la pulizia del parabrezza da azionare a mano. Verso gli anni ’30 si diffonde il tergicristallo elettrico (anche il parabrezza cambia di conseguenza).
  • Fanali a CARBURO: funziona con il gas di carburo (serbatoio posizionato sulla pedana di sinistra). Fino alla fine dell’800 si utilizzava la lanterna a candela. Nel 1900 i fanali ad olio e petrolio. Fino al 1915 i fanali ad acetilene o carburo. Dal 1920 la luce elettrica.
  • Lubrificazione a caduta a gocce regolabili come si vede dal dosatore manuale dell’olio vicino al volante.
  • Il radiatore ha forma tonda, pare si ispirasse alla macchina a vapore.
  • Avviamento a MANOVELLA: il motorino di avviamento viene introdotto in Italia verso gli anni’20.
  • Le leve dei comandi sono esterne. Freno a mano e marce. Verso il 1910 vengono unificati i comandi a pedale (frizione, freno, acceleratore).
  • Ha tre marce più la retro marcia (che era facoltativa)
  • Sul volante c’è comando di ANTICIPO/RITARDO MAGNETE e l’ACCELERTATORE A MANO.
  • Freni solo su ruote posteriori (solo dal 1914 circa, saranno su tutte 4 le ruote ma si diffonderanno negli anni’20). Nel ‘900 freni erano a nastro e a corda. Dal 1920 freni a disco. Dal 1921 freni idraulici.
  • Le vetture avevano le BALESTRE: molla che lavora a flessione “ammortizzatore”. Verso gli anni ’30 si sperimentano tecniche di ammortizzatori indipendenti sulle ruote anteriori.
  • Non ha porte di accesso: caratteristica dei primi anni’10.
  • Sedili a BAQUETS: foggia a poltroncine. I sedili inizialmente erano rivestiti in pelle ed imbottiti con lana o crine animale. Verso gli anni’20 i signori avranno i rivestimenti delle sedute in panno in tono con il colore della carrozzeria (più costoso, più caldo, più sofisticato).
  • E’ costituita da un TELAIO con CARROZZERIA appoggiata sopra. (con la Lancia Lambda si introduce la carrozzeria autoportante).
  • Gomma con pneumatico (pare sia stato introdotto nel 1888 da Dunlop e applicato all’auto nei primi ‘900). Precedentemente, nel 1843 circa, si inventa la vulcanizzazione della gomma (ruota gomma piena). Sulle prime automobile la ruota era a TALLONE, cioè la gomma si infilava direttamente nel cerchio.
  • Razze di legno: la ruota ha razze di legno con rinforzi metallici. All’inizio ci sono i raggi sottili (vedi triciclo Benz) troppo delicati e costosi. Primi anni ’10 ci sono grosse razze in legno.  Negli anni’20 le razze sono metalliche. (tra il 1910/30 alcune Case adottano comunque i raggi). Dal 1925, circa, ruota a disco.
  • Rifiniture in OTTONE: il materiale più pregiato e diffuso in Europa fino agli anni ’20.
  • Esemplare UNICO: poche persone potevano permettersi un’auto, dovevano avere disponibilità economica, essere istruiti per l’uso e poterla mantene. Costava tempo e denaro anche costruire un’auto che era ancora allestita a mano.
  • AVVISATORE ACUSTICO: non c’è il clacson elettrico perché non c’è alimentazione elettrica. Si usava la tromba ad aria (come questa) o a percussione manuale a manovella “STRIDOR” (come la nostra Oldsmobile Curved Dash – fino al 1920). Dal 1914 troviamo già avvisatori acustici a percussione azionati da un piccolo motorino elettrico (il primo si dice essere stato costruito dalla ditta CLAXON ancora nel 1908 dalla quale deriverà il nome).
  • Capote con piccolo “lunotto”. Il termine LUNOTTO prese il nome da LUNETTA che a sua volta discende dalla forma a mezza luna del vetro posteriore delle carrozze a fine ‘800. Da piccolo e ovale alla fine del 1910 si evolve in varie forme e materiali (vetro, celluloide, fogli di acetato ecc.).
  • Parafango anteriore unito al parafango posteriore. Prima erano due corpi separati (dal 1930 il parafango inizierà la sua completa integrazione all’automobile. Anche i fanali verranno incorporati negli anni ’30 circa).
  • E’ priva di PARAURTI: si inizieranno a vedere con frequenza negli anni ’20.
  • Piccolo SERBATOIO: l’auto era ancora in fase sperimentale faceva tratte brevi, non veniva utilizzata per fare turismo. Fuori da un centro abitato non c’era nulla. Solo dal 1900 si diffonde la BENZINA conosciuta anche come PETROLINA, si acquistava in barile o taniche in drogheria, ma anche in farmacia.
  • PORTAPACCHI a rastrelliera: applicato sul retro o sul tetto della vettura serviva per piccole borse ed in seguito per i bauli. Il portapacchi si evolve con l’uso dell’auto per fare turismo. In questo periodo per viaggiare era ancora utilizzato il treno. Il portapacchi veniva impiegato anche per la gomma o la ruota di scorta. Verso gli anni’30, si vedono le prime vetture con bagagliaio integrato.

Nel 1979 vince il “Grand Prix Internazionale del restauro e della conservazione”, Arco (Trento) guidata da Luciano Nicolis

Shooting, Calze Levante

Prova di Resistenza, Bassano del Grappa

 

Veicolo
Marca: Cottereau
Modello: Populaire
N. Cilindri / Cilindrata: 1/1040 cc
Potenza: 8 CV a 1100 g/min
Velocità: 45 km/h
Lunghezza: 325 cm
Larghezza: 145 cm
Altezza: 190 cm
Carrozzeria:
Marca: Cottereau
Tipo: Baquets Tulipe
Sponsor
Amici del Museo