corsa, 1953, Bianchi, Campione del Mondo

Bianchi, bicicletta da corsa, Campione del Mondo, 1953. Italia

Questo modello Bianchi “Campione del Mondo” è un esemplare della prima serie con deragliatore centrale a leva.

Con una Bianchi di questa generazione, Fausto Coppi vinse il Campionato del Mondo a Lugano nel 1953, sbaragliando nettamente tutti i suoi avversari. Erano 21 anni, dal 1932 (Binda) che l’ Italia non si aggiudicava il titolo.

Note tecniche:

  • Telaio con innovativi tubi sottili a bassa torsione
  • Nuovissimo cambio CAMPAGNOLO “Record”
  • Mozzi e bloccaggi ruota BIANCHI-CAMPAGNOLO
  • Freni UNIVERSAL con regolazione al manubrio a sgancio rapido
  • Sella BROOKS
  • Manubrio in lega leggera CINELLI

Altre Informazioni:

Nel 1893, quando l’ Azienda Bianchi aveva già cambiato sede due volte per la necessità di ingrandirsi, Edoardo, fu convocato alla corte dei Savoia, per insegnare l’arte del ciclismo alla Regina Margherita. Le lezioni si svolgevano nel parco della villa Reale di Monza, e la Regina montava in sella ad una specialissima Bianchi approntata appositamente da Edoardo, si dice con il copricatena di cristallo. Seguirono molte altre dame della Nobiltà italiana e straniera che smaniavano di “imparare a pedalare” ( le duchesse di Genova e di Aosta, la Regina di Napoli, e la principessa di Portogallo). Nel 1895 re Umberto I°, decise di insignire il nome Bianchi dell’ appellativo di “Fornitore di Casa Reale” con la facoltà di fregiarsi dello stemma dei Savoia che compare infatti sui mezzi Bianchi. D’ altra parte Edoardo non era nuovo ai riconoscimenti e ai premi che sin dall’ esordio della sua attività aveva raccolto ad ogni esposizione a cui aveva partecipato con i suoi prodotti. Sempre attento alle novità, e anticipando i tempi ancora una volta ( fu il primo in italia nel 1888 ad applicare le gomme a camera d’ aria ideate da Dunlop) approntò uno speciale triciclo/quadriciclo sul quale applicare i nuovi motori a benzina ai quali stavano lavorando Bernardi e Benz. Nel 1897 nelle officine Bianchi viene collaudato dallo stesso Edoardo un triciclo azionato da motore De Dion. Il collaudo non fu fortunatissimo: Bianchi si scottò le mani e ci fu un principio di incendio del veicolo, ma la sua soddisfazione di aver mosso un veicolo senza l’ azione delle gambe, fu grande. Da allora la Bianchi si avviò alla produzione di veicoli a motore senza però mai abbandonare le due ruote ed i pedali.

BI070

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